Corriere della Sera,
giovedì 12 aprile
2007, Pag. 49
La rivoluzione del Quark
di
Edoardo Boncinelli
Se c'è un termine tecnico, squisitamente
tecnico, che è entrato nel nostro lessico quotidiano,
questo è «quark». Grazie a una fortunata
serie di trasmissioni televisive, tutti sanno che esistono
i quark. Ma che cosa è un quark? E un componente essenziale
della materia ordinaria. I protoni e i neutroni presenti nel
nucleo di ogni elemento chimico, e che costituiscono quindi
la gran parte della materia dell'universo, sono fatti di quark:
per la precisione ciascuno di loro è fatto di tre quark.
Intorno al nucleo «girano» poi gli elettroni. Tutta
la materia è costituita essenzialmente di quark e di
elettroni.
Gli elettroni li conosciamo da un secolo e possiamo dire di
aver imparato su di loro un bel numero di cose, per quanto
stravaganti ci possano essere apparse in un primo momento.
Col tempo gli elettroni ci sono diventati familiari. Non così i
quark. Nati come semplice ipotesi di lavoro una quarantina
di anni fa, hanno acquistato con il passare del tempo un volto
sempre più definito, ma hanno sfidato e sfidano ancora
la nostra capacità di comprensione. Hanno alcune proprietà in
comune con gli elettroni, ma presentano anche grandi differenze.
Una di
queste è che si attraggono reciprocamente
con più forza quando sono lontani che quando sono vicini.
Come se il Sole attraesse con più forza, molta più forza,
il lontanissimo Plutone che Mercurio o la Terra che si trovano
tanto più vicini. O come se un 'onda radio si facesse
sentire di più a grandi distanze che nelle vicinanze
della sorgente. Tutte le altre forze che conosciamo si indeboliscono
a mano a mano che cresce la distanza. Quella che tiene insieme
i quark, chiamata forza «nucleare forte», si comporta
proprio all’incontrario: fortissima a grande distanza
e debolissima a breve distanza.
Questa curiosa proprietà dei quark e della loro attrazione
reciproca dà luogo a due fenomeni concomitanti che hanno
profondamente stupito i fisici di questi decenni. Si tratta
dei fenomeni complementari del «confinamento» dei
quark e della loro cosiddetta «libertà assintotica».
Con il primo termine si indica il fatto che nessuno ha mai
osservato un quark isolato. Questi vanno molto spesso a gruppi
di tre, per costituire appunto protoni o neutroni, e comunque
non girano
mai da soli. Sono, per cosi dire, confinati. Ogni volta che
si volessero allontanare vengono «richiamati alla base» da
forze potentissime dalle quali non possono scappare. Quando
però si trovano vicinissimi tra di loro, come all'interno
di un protone, sembrano quasi ignorarsi. Si attraggono reciprocamente
infatti con una forza debolissima. Fino al punto di poter essere
considerati quasi liberi. E completamente liberi sarebbero
se si trovassero a distanza infinitamente piccola. Le due proprietà ce
li fanno assomigliare ad amanti distratti ma inseparabili:
non possono stare l'uno lontano dall' altro, ma quando stanno
vicini quasi si ignorano.
Queste
sono solo alcune delle stranezze del mondo delle particelle
subnucleari, per le quali nonostante tutto possediamo una teoria
generale che prende il nome altisonante e un po' misterioso
di cromodinamica quantistica, parola abbreviata come Qcd. Dietro
queste scoperte e queste teorie ci sono uomini e donne che
non solo riescono a maneggiare con disinvoltura concetti tanto
astratti ma addirittura a concepirne di nuovi e sempre più rivoluzionari. Due di questi scienziati
si sono adesso raccontati in due piccole autobiografie uscite
nella serie «Dialoghi» dell'editore Di Renzo. Si
tratta di due scienziati che hanno vinto il Premio Nobel per
la Fisica molto di recente, nel 2004, proprio per le ricerche
sui quark e le loro stranezze. I due libri in questione sono
La Musica del vuoto di Frank Wilczek e L'universo affascinante
di David Gross.
Frank
Wilczek, di mamma italiana (originaria di Sant'Anaelo dei Lombardi,
in provincia di Avellino) e di padre polacco, è il più giovane dei due ed è stato
per qua1che tempo allievo dell'altro. Autore poliedrico, ha
scritto un magnifico libro non ancora tradotto in Italia intitolato
Fantastic Realities, realtà fantastiche, dove affronta
i temi propri delle scoperte, ma non solo. Come a molti fisici,
a Wilczek piace scherzare e stupire, trattando spesso gli argomenti
più complessi con tono scanzonato se non iconoclastico.
In questo libretto autobiografico ci parla della natura del
vuoto, come preannunciato nel titolo, e dell'origine della
massa esistente nell'universo. Più sistematico e sobrio,
David Gross, che ho avuto modo di conoscere personalmente,
racconta la propria vita dedicata allo studio di questi strani
oggetti fisici e ci fornisce una trattazione essenziale ma
accessibile della moderna teoria delle particelle, cercando
di prefigurare quella che sarà «La futura rivoluzione
nella fisica». come recita il sottotitolo del libretto.
Due letture affascinanti.